da oggi al 15 aprile

Solitamente non leggo gli oroscopi, mi danno fastidio, li evito sempre. Ma questo ogni tanto lo sbircio e Brezsny questa volta si è superato.

Vergine
Potresti fare un voto di questo tipo: “Da oggi al 15 aprile farò di tutto per soddisfare i miei bisogni. Sarò inflessibilmente determinata a usare tutti i mezzi necessari per essere sicura che le mie necessità più profonde non siano solo riconosciute ma saziate al massimo. Cercherò con accanita ferocia l’appagamento assoluto”. Se vorrai fare un giuramento del genere ti capirò. Ma spero che ti accontenterai di qualcosa di meno aggressivo, per esempio: “Da oggi al 15 aprile cercherò, con fantasia e ingegno, di soddisfare i miei bisogni. Mi divertirò a usare ogni trucco necessario per essere sicura che le mie necessità più profonde siano giocosamente soddisfatte. Cercherò con dolcezza un appagamento imprevedibile”.

Quindi, per il mio bene, ho deciso di farlo davvero.

E scriverò tutto qui di seguito, per punti, aggiornandolo man mano:

 

iGdT di NdSP

credo di aver trovato uno dei miei posti preferiti dell’universo.
c’è un problema però: che tutti ne hanno accesso.
entrando e attraversandolo ho capito che mi danno fastidio le persone.
non tutte, alcune mi piacciono, quelle che sorridono, si commuovono, parlano a bassa voce.
quelle invece stupide, che urlano e che non capiscono, io vorrei avere la possibilità di non farle entrare mai in uno dei miei posti preferiti dell’universo. Continua a leggere

Cercare non significa nulla. Trovare: questo è il problema

Leggevo per caso un libro e mi ci sono ritrovata.

Mi riesce difficile capire l’importanza che viene data alla parola “ricerca” nei riguardi della pittura moderna.
Secondo me il cercare, in pittura, non significa nulla. Trovare: questo è il problema.
Nessuno può essere interessato a seguire un uomo che con gli occhi fissi per terra passa la sua vita cercando il portafoglio che il caso può avere buttato sulla strada.
Chi trova qualche cosa, non importa cosa, anche se la sua intenzione non era di cercarla, suscita almeno la nostra curiosità, se non la nostra ammirazione.
Sono stato accusato di commettere molti peccati: ma l’accusa più falsa è che io abbia, come principale obiettivo del mio lavoro, lo spirito di ricerca. Quando io dipingo, il mio scopo è di mostrare quel che ho trovato e non quello che sto cercando. In arte le intenzioni non sono sufficienti e, come diciamo in Spagna, l’amore deve essere provato coi fatti e non con gli argomenti.
Conta quel che si fa, non quel che si ha intenzione di fare.
Tutti sappiamo che l’arte non è verità. L’arte è una bugia che ci fa realizzare la verità, almeno la verità che ci è dato capire. L’artista deve sapere il modo con cui convincere gli altri della verità delle sue bugie. Se egli nel suo lavoro mostra solo di aver cercato e ricercato il modo con cui realizzare le sue bugie egli non concluderà mai nulla.

Niente di più vero, vero? Forse. Per qualcuno. Per me per esempio. Per qualcun altro no.
Queste parole di Picasso riferite alla pittura e all’arte, io le ritrovo esattamente nella mia vita.
Continuo a trovare cose, occasioni e persone senza cercarle.
E non butto via niente. Prendo tutto quello che arriva e lo vivo.
Molti mi rimproverano per questo, mi dicono che una vita senza obiettivi, senza sogni, senza intenzioni e senza ricerche non è una vita. Che non posso continuare a fare quello che mi capita per caso.
Ma io sto bene così. Seguo la corrente, mi faccio portare, lascio che sia…
E trovo, senza cercare nulla. Vivo tutto quello che trovo e lo racconto. Ma senza essermi mai messa a cercare.
Sono convinta che ciò che viviamo sia il meglio che ci possa accadere.
Invece qualcuno pensa che tutto dipenda dalle intenzioni che si hanno, dai sogni, dalle ambizioni.
Fino a qualche tempo fa invidiavo quelle persone, quelle con degli obiettivi, con uno scopo nella vita, quelle che desiderano arrivare da qualche parte.
Ma ora non più. Ora ho imparato ad accettare questo mio modo di vivere e mi piace. Sto bene.
Non penso sia necessario aggiungere nulla.
Solo ribadirei che anche secondo me le intenzioni non sono sufficienti, perché conta quel che si fa, non quel che si ha intenzione di fare.

Da quel momento non era più questione di tempo, era solo questione di scelte. Scelte di termini.

E così quella notte non dormì.
Non chiuse occhio perché continuava a ripensare alle parole più belle che le avessero mai detto. Erano parole di altri e doveva trovare il modo di farle sue.
Sapeva che era così, lo aveva sempre saputo.
Tornava lentamente verso casa ripensando alle bucce di mandarino: se erano rimaste su quel tavolo è perché il loro posto era lì; come le carte di caramelle che ricoprivano il perimetro del computer, non erano appoggiate in quel modo per dispetto o per una stupida dimenticanza: erano una decorazione, la sua decorazione, la personalizzazione di un ambiente in cui viveva la maggior parte delle sue giornate. Esattamente come l’antropomorfizzazione della lampada da scrivania con cappello.
Quando entrò nella strettoia riprese a pensare a quelle parole, ma la loro intensità distolse la sua attenzione dalla strada e con la macchina urtò qualcosa sul lato destro, sentì un leggero colpo e sobbalzò. Era andata a sbattere contro qualcosa per colpa della sua guida distratta. Si girò per controllare che fosse tutto a posto, e si vide.
Vide la sua immagine riflessa nello specchietto laterale che si era chiuso per la botta. E si guardò negli occhi per qualche secondo.
Difficilmente qualcuno riusciva a reggere così bene quello sguardo.
Poi si fermò e spense la macchina perché voleva scendere a riaprire lo specchietto, ma fissando il suo riflesso accennò un sorriso, che venne subito ricambiato dolcemente.
Così decise di non toccarlo più: lasciò lo specchietto com’era.
Voleva lasciarsi guardare.
Perché, anche se la strada era ancora lunga, aveva appena scoperto qualcosa che le avrebbe cambiato la vita.