Le sigarette le butterei via – prima parte

Ma sul serio la campagna contro il fumo con quelle immagini vomitevoli è stata un fallimento?
Sul serio le coscienze delle persone che comprano pacchetti di sigarette con la foto di un buco in gola o di polmoni anneriti non vengono minimamente smosse e scosse?
Sul serio vedere dei denti marci non fa smettere all’istante di fumare?

Solo su di me hanno effetto quelle immagini oscene?
Solo a me, quando esco a cena con degli amici, danno fastidio i pacchetti di sigarette appoggiati sul tavolo?
Solo a me viene da lanciarli per terra?

Mi hanno ripresa per questo mio comportamento: mi hanno detto che non è educazione lanciare per terra un pacchetto di sigarette non mio.
Mi hanno detto che non dovrei toccare le cose degli altri, dovrei farmi gli affari miei.
Sì, per via teorica sono d’accordo con questa affermazione.
Ma nel concreto quei pacchetti di sigarette mi intaccano, mi urtano, mi fanno ribrezzo: non credo sia educazione appoggiare sul tavolo un pacchetto di sigarette con l’immagine di una signorina che vomita sangue mentre io sto mangiando.

Davvero a voi non cambia niente e non vi rendete conto che fa male, neanche vedendo rappresentate le conseguenze?
Per favore, mi spiegate perché?

Sul taxi

Sai qual è la cosa che più mi fa sorridere?
Che quella sera, su quel taxi, non facevamo altro che ripetere quanto si stava bene da soli.
Ma non per auto convincerci: ci credevamo davvero.
Probabilmente è proprio arrivati a quel punto, all’apice dello stare bene da soli, che ci si incontra e succede quella roba lì.

di attese

di domande, sempre le stesse.
ma che adesso si moltiplicano e si rigenerano, e ne producono di nuove.
poi si invertono e ritornano.
anche quando eri convinta che sarebbero andate via per sempre.
come risolvere?
come ingannare queste attese?
come trascorrere questi minuti?
questi minuti per niente minuti. sono imponenti, grandi, lunghi, luoghi, infiniti.
infiniti pensieri. pensieri di errori, errori voluti.
1.
un unico errore. grande.
lungo.
dilatato nello spazio.
lungo.
dilatato nel tempo.
lungo.
come i minuti.
ma minuti minuti, piccoli e veloci.
minuti inversamente proporzionali a una percentuale di energia che si consuma, scende sempre più e finisce per sempre.
finisce dove il tempo scorre e dove la vita ha un limite.
la fine ti sorride.
è sempre più vicina.
anche se nessuno si accorge.
poi l’intuizione.
e l’illuminazione.
notturna, inaspettata, che ti riflette e ti fa riflettere.
e torni indietro.
ed è lì la risposta.
la vedi, la guardi, la prendi in mano. è piccola, è minuta. ed è sempre stata lì.
e non esiste più.
sparisce, ricompare più su, vola via e scompare.
con minuti infiniti di richieste e mancanze.
senza tempo.
senza eccezioni.
mai.

Tutto inizia sempre un po’ per caso, un po’ per gioco

Era a Roma e le piaceva passeggiare da sola: si perdeva continuamente tra la storia e l’arte, entrava nelle chiese e nelle gallerie, girovagava senza una meta tra piazze e palazzi, luci e rumori, persone mai viste e volti intravisti, ricordi vissuti e storie di altri. Faceva tutto quello che aveva voglia di fare, senza orari, senza impegni, senza condizionamenti, senza limiti… e intanto pensava; viveva e pensava.

Una visita alla basilica di San Pietro era d’obbligo, così dopo chilometri a piedi, pause per riposarsi, incontri casuali e inutili code per i controlli, entrò.
Aspettò che i suoi occhi si adattassero a quella nuova luce.
E rimase immobile guardando per aria.  Continua a leggere