Tutto inizia sempre un po’ per caso, un po’ per gioco

Era a Roma e le piaceva passeggiare da sola: si perdeva continuamente tra la storia e l’arte, entrava nelle chiese e nelle gallerie, girovagava senza una meta tra piazze e palazzi, luci e rumori, persone mai viste e volti intravisti, ricordi vissuti e storie di altri. Faceva tutto quello che aveva voglia di fare, senza orari, senza impegni, senza condizionamenti, senza limiti… e intanto pensava; viveva e pensava.

Una visita alla basilica di San Pietro era d’obbligo, così dopo chilometri a piedi, pause per riposarsi, incontri casuali e inutili code per i controlli, entrò.
Aspettò che i suoi occhi si adattassero a quella nuova luce.
E rimase immobile guardando per aria. Non riuscì a muoversi per qualche minuto.
Poi iniziò a camminare in avanti lentamente.
E quello che le successe dopo non è descrivibile a parole.
Solo una sensazione: la voglia di rimanere dentro quella basilica da sola e sdraiarsi su quel pavimento, in mezzo a quel cerchio perfetto, circondato da altri cerchi perfetti.
Rimase dentro per parecchio tempo, finché dei grossi signori vestiti di nero non invitarono tutti ad uscire.

Dopo che tornò fuori, i suoi pensieri non erano più agili e leggeri, ma erano diventati pesanti e a senso unico: non riusciva a pensare ad altro che all’arte, al senso dell’arte, a cosa fosse, a com’era nata e perché esistesse.

Che cos’era l’arte?
Quando un oggetto veniva definito opera d’arte?
Che cosa era cambiato negli ultimi 500 anni?
Perché prima contavano solo le capacità tecniche e l’ispirazione e poi si era arrivati a definire arte qualsiasi cosa?
E a che cosa serviva l’arte?
Era il bisogno di esprimere un’emozione?
Era una forza interiore?
Quindi era un mezzo per comunicare?
O era solo l’esigenza di buttar fuori qualcosa?
Un’esigenza fisica, forse?
E quanto influivano lo studio e l’esperienza, rispetto all’ispirazione?
E le capacità?
Si faceva per gli altri o per sé?
Ma poi chi era l’artista?
E un artista sapeva di esserlo?
Chiunque poteva diventarlo?

E intanto passeggiava appesantita e schiacciata da questo elenco infinito di domande che non riusciva a fermare.
Non aveva neanche il tempo di rispondersi: appena ci provava, subito un’altra domanda le piombava in testa e la frastornava.

Le capitò di entrare in una galleria d’arte con le sue domande che continuavano a invaderle la testa. Erano la sua unica compagnia, quel giorno.
Vide dei grandi quadri, colorati e squarciati.
Li guardò da vicino.
Rimase ferma per qualche secondo, poi si allontanò.
Li guardò da lontano.
Un po’ le piacevano.
Le domande quindi iniziarono lentamente a cambiare direzione: erano nate durante la visita alla basilica, dove dominava una sensazione di maestosità, potenza e grandezza; ma in quel momento, di fronte a quei quadri a tinta unita che si era ritrovata davanti,  l’oggetto della sua attenzione si spostò su qualcosa di più vicino a lei.
Su di lei.
Poi due domande inaspettate, all’improvviso: Tu dipingi? Sei un’artista?
Questa volta però non le arrivavano da dentro, era come se le avesse sentite.
Si voltò e si accorse che un ragazzo la stava fissando.
Quelle domande erano rivolte a lei.
E non aveva ancora trovato delle risposte, nonostante ci stesse pensando fino a un momento prima.
Anche lei era un’artista?
No, questa non se l’aspettava.
io…? no, io non dipingo… però potrei sempre iniziare, no?
E dopo una breve chiacchierata uscì a respirare per cercare di liberarsi da quei pensieri. Ma respirava solo domande, ormai non poteva più farne a meno, facevano parte di lei.

Ricominciò a passeggiare…
Chiunque dovrebbe avere la possibilità di esprimersi, pensava.
Lei non dipingeva, no, non ci aveva mai provato, non aveva mai avuto l’esigenza.
O forse non aveva ancora avuto l’occasione.
Avrebbe dovuto provare… Anche solo per capire come ci si sente…
Sì, quello sarebbe stato il suo prossimo obiettivo.
Poi distrattamente alzò gli occhi.
E la vide.
Era lì nel cielo, più bella che mai.
Bianca e tonda.
Con quei fili di nuvole che la decoravano e che creavano disegni perfetti nel cielo limpido.

Era bella Roma in quei giorni, ci era stata tante volte ma non l’aveva mai apprezzata così tanto.

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