Le sigarette le butterei via – seconda parte

Luglio 2017.
Sono in Triennale, c’è il concerto di Yann Tiersen.
È uno dei miei musicisti preferiti, è un matto, è un genio, lo adoro. È sul palco di fronte a centinaia di persone ma non le guarda, non gli interessano, è come se fosse da solo in camera sua, testa bassa, suona, passa da uno strumento all’altro.
Mi cattura subito, entro come in trance, la mia testa inizia a viaggiare, mi sembra di sognare, mi sembra di volare su un’isola in mezzo al mare.
Poi vedo una nuvoletta, la sto respirando, sento puzza di fumo.
Quella dietro di me sta fumando. Che schifo, sono disgustata.
Siamo tutti seduti, non siamo in piedi, non posso muovermi: i posti sono numerati e la serata è sold-out.
Non volo più e mi rovino il concerto.
Mi rovinano il concerto anche quegli ignoranti ebeti che non capiscono niente che stanno tutto il tempo sul telefono. Ma di questo ne parlerò da un’altra parte.
Domanda: è giusto che a un concerto stupendo io debba respirare il fumo degli altri?

Agosto 2017.
Sono a Milano. Si sta bene perché siamo veramente in pochi: è tutto vuoto, chiuso, deserto e senza traffico.
Ma anche di questo ne parlerò da un’altra parte.
Vado al cinema all’aperto:
– le seggioline sono molto scomode, me lo devo ricordare;
– il film mi sta mettendo un’angoscia dentro, che mi ribalta lo stomaco;
– ci sono le zanzare, che sono insopportabili e non capisco perché il Comune di Milano non faccia qualcosa per eliminarle.
Come se tutto questo non bastasse, quello davanti a me si accende una sigaretta.
Sei al cinema, in mezzo ad altre persone, e ti accendi una sigaretta? Due? Tre?
Ci sono dei posti liberi di lato e in fondo. Anche davanti. Ma se mi alzo adesso disturbo quelli dietro. A me dà fastidio disturbare le altre persone.
Domanda: è giusto che mentre sono al cinema all’aperto a vedere un film che già mi sta turbando, debba essere disturbata e infastidita dal fumo dello sfigato davanti a me che non riesce a stare un’ora senza accendersi una sigaretta, e quindi debba alzarmi per cambiare posto, per allontanarmi da quell’imbecille, disturbando a mia volta quelli dietro di me? 

Settembre 2017.
Sono al bar a mangiare una piadina, sono seduta fuori perché c’è un bel sole.
Nel tavolino accanto al mio una signorina beve il caffè e fuma una sigaretta.
io sto mangiando la mia buonissima piadina respirando il fumo della sua sigaretta.
Sono schifata, non riesco più a deglutire, mi viene da vomitare.
Domande: cosa faccio? È giusto che io mi alzi e cambi tavolino? E se non dovessero esserci più tavolini liberi, come adesso? Me ne dovrei andare? Chiedo a lei di allontanarsi? O chiedo al proprietario del bar di scegliere: o me o lei?

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Le sigarette le butterei via – prima parte

Ma sul serio la campagna contro il fumo con quelle immagini vomitevoli è stata un fallimento?
Sul serio le coscienze delle persone che comprano pacchetti di sigarette con la foto di un buco in gola o di polmoni anneriti non vengono minimamente smosse e scosse?
Sul serio vedere dei denti marci non fa smettere all’istante di fumare?

Solo su di me hanno effetto quelle immagini oscene?
Solo a me, quando esco a cena con degli amici, danno fastidio i pacchetti di sigarette appoggiati sul tavolo?
Solo a me viene da lanciarli per terra?

Mi hanno ripresa per questo mio comportamento: mi hanno detto che non è educazione lanciare per terra un pacchetto di sigarette non mio.
Mi hanno detto che non dovrei toccare le cose degli altri, dovrei farmi gli affari miei.
Sì, per via teorica sono d’accordo con questa affermazione.
Ma nel concreto quei pacchetti di sigarette mi intaccano, mi urtano, mi fanno ribrezzo: non credo sia educazione appoggiare sul tavolo un pacchetto di sigarette con l’immagine di una signorina che vomita sangue mentre io sto mangiando.

Davvero a voi non cambia niente e non vi rendete conto che fa male, neanche vedendo rappresentate le conseguenze?
Per favore, mi spiegate perché?

Il mondo è ingiusto

Mi sono ritrovata a leggere per caso Il mondo è ingiusto di Oscar Niemeyer.
Copio di seguito alcune parti del secondo capitolo perché vorrei che lo leggessero più persone possibile.
Si intitola La maggioranza con cui dobbiamo stare.

L’umanità, oggi, ha un problema enorme e questo problema si chiama capitalismo: il capitalismo è uno schifo, perché significa che qualcuno ha tutto e qualcun altro ha niente e spesso, pur di avere, si toglie agli altri.
Tutto ciò è profondamente ingiusto.
Io, personalmente, non ho mai dato alcuna importanza al denaro, io non ho denaro e non sono ricco.
Il denaro è incisivo in un solo caso, quando può servire ad aiutare il prossimo.
Per il resto, porta solo sofferenza: l’idea del consumismo, di accumulare e accumulare, è un’idea che va combattuta. Da una parte, i banchieri che decidono come deve andare il mondo e, dall’altra, una marea di gente che non ha niente, che lotta per la vita e che soffre!
È ingiusto!
In certe parti del mondo, anche qui in Brasile, le condizioni di vita delle persone sono leggermente migliorate, ma la maggioranza è ancora povera, non ha nulla, quasi non ha da mangiare.
Noi dobbiamo stare con questa maggioranza.
Guardiamoci attorno: ci sono ancora tante favelas sparpagliate nel mondo, nelle grandi città in Brasile, in Africa, in India, persino nelle periferie delle città europee, e una favela non è uno scherzo!
La solidarietà è un valore importante, è l’idea che non siamo soli: se allunghiamo la mano c’è sempre qualcuno da aiutare.
Ricordo che, a 17 anni, facevo parte del Socorro Vermelho (Soccorso Rosso). Nel nostro quartiere ci si organizzava in gruppi per aiutare i più poveri. Io ero fortunato, venivo da una famiglia che stava bene, io studiavo in un collegio di frati, piuttosto rigido, ma pensavo con la mia testa.
E già allora ritenevo che tutti devono avere gli stessi diritti, le stesse possibilità. 
Oggi attribuiamo grande valore alle apparenze, come un tempo si usava l’architettura per dimostrare potere: lo stile fascista, per esempio, che non ho mai amato, rappresentava la potenza di un governo, di una nazione, facendo un uso improprio della bellezza.
Ma le apparenze, in realtà, non significano nulla, i soldi non sono una misura per capire chi abbiamo di fronte. Dinanzi alla vita, alla morte, al tempo che passa, alla monumentalità della natura siamo tutti uguali, creature fragili, mortali: di fronte all’universo, non siamo più grandi di una formica. 

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credo

Ho ritrovato dei miei appunti di pensieri di parecchi anni fa.
Li copio qui, pari pari:

io credo nel destino perché sono convinta che niente succeda per caso.
credo e so che siamo tutti collegati e connessi.
credo che ad ogni azione seguano una serie di reazioni e conseguenze.
più di quante ne immaginiamo.
credo che il nostro pensiero e la nostra volontà possano influenzare e cambiare gli eventi. credo nella noetica. sono convinta che la forza della nostra mente sia superiore a qualsiasi altra cosa, anche materiale.
però questa forza a volte mi fa paura perché non conoscendola non sappiamo usarla, quindi rischiamo di utilizzarla male e per fare del male, anche involontariamente.
dobbiamo trovare il modo di studiarla, esercitarla e incanalarla nella giusta direzione per fare del bene.

#Run4Animals

io non ho mai corso nella mia vita, non mi è mai piaciuto, mi ha sempre annoiato tantissimo. Ma nonostante questo, e nonostante la totale mancanza di allenamento, ho deciso di iscrivermi alla Milano City Marathon del 2 aprile 2017 insieme ad Animal Equality Italia; perché quei bravi ragazzi stanno lavorando sodo per avere un mondo migliore, facendo di tutto per liberare tutti gli animali del mondo dalle gabbie, e io voglio supportarli in ogni modo.

Da un mesetto quindi mi sto allenando per questa benedetta corsa. Ho iniziato con 1km, in cui mi sentivo morire, poi 2, poi 3, e sono arrivata a 6, senza cadere per terra.
Quindi non ho mai fatto più di 6km di fila (con un paio di km di camminata nel mezzo, ovviamente) e la Maratona è fra tre giorni. Come si fa? Che ansia.

Ecco come si fa: potete supportarmi CLICCANDO QUI
ho creato un profilo per la raccolta fondi che ha come obiettivo quello di liberare tutti gli animali del mondo dalle gabbie degli allevamenti intensivi. Ci aiutate? Mi sostenete?

GRAZIE DI CUORE.

Comunque continuo a non credere nella corsa, non mi piace, la trovo inutile e sempre più noiosa.

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da oggi al 15 aprile

Solitamente non leggo gli oroscopi, mi danno fastidio, li evito sempre. Ma questo ogni tanto lo sbircio e Brezsny questa volta si è superato.

Vergine
Potresti fare un voto di questo tipo: “Da oggi al 15 aprile farò di tutto per soddisfare i miei bisogni. Sarò inflessibilmente determinata a usare tutti i mezzi necessari per essere sicura che le mie necessità più profonde non siano solo riconosciute ma saziate al massimo. Cercherò con accanita ferocia l’appagamento assoluto”. Se vorrai fare un giuramento del genere ti capirò. Ma spero che ti accontenterai di qualcosa di meno aggressivo, per esempio: “Da oggi al 15 aprile cercherò, con fantasia e ingegno, di soddisfare i miei bisogni. Mi divertirò a usare ogni trucco necessario per essere sicura che le mie necessità più profonde siano giocosamente soddisfatte. Cercherò con dolcezza un appagamento imprevedibile”.

Quindi, per il mio bene, ho deciso di farlo davvero.

E scriverò tutto qui di seguito, per punti, aggiornandolo man mano:

 

Ti ricordi quando abbiamo provato lo sci di fondo?

Novembre 2015, il Consorzio di Cervinia ci invita di nuovo per un weekend sulla neve.
I protagonisti cambiano: questa volta siamo io, Sofia Marchesini (action blogger, free skier, redattrice di 4Skiers.it e un sacco di altre cose), Lelio Morra (cantautore napoletano da poco impiantato a Milano che, sì, sa sciare. io non ci credevo e l’ho invitato apposta, per vederlo con i miei occhi) e il grande e unico Gros Grossetti (snowboarder, skater, speaker, fondatore della Bastard e un sacco di altre cose fighissime). Doveva esserci anche Alessio Bertallot ma purtroppo un mal di schiena fortissimo che gli impedisce di camminare – figuriamoci di sciare – lo tiene a casa proprio in quei tre giorni.

Venerdì 27 Novembre 2015.
io, Lelio e Sofia ci troviamo davanti alla Stazione Centrale di Milano e partiamo. In un paio d’ore siamo a Cervinia. Neanche il tempo di lasciare i bagagli in hotel e subito ci ritroviamo sulle piste da sci.

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Fa un freddo porco, ci sono -10°, ma si sta da Dio, sembra di essere su un altro pianeta: Continua a leggere

iGdT di NdSP

credo di aver trovato uno dei miei posti preferiti dell’universo.
c’è un problema però: che tutti ne hanno accesso.
entrando e attraversandolo ho capito che mi danno fastidio le persone.
non tutte, alcune mi piacciono, quelle che sorridono, si commuovono, parlano a bassa voce.
quelle invece stupide, che urlano e che non capiscono, io vorrei avere la possibilità di non farle entrare mai in uno dei miei posti preferiti dell’universo. Continua a leggere

#LovingCervino, con tutto il corpo

Lo sforzo che mi richiede questa cosa è sovrumano: oggi è il 6 maggio 2016 e sto per raccontare una giornata del mese di novembre 2014.
Il problema che ho io con il tempo credo sia abbastanza grave: non mi accorgo che passa.
Così veloce poi. Figuriamoci.

I dettagli saranno molti meno rispetto ai racconti del 7 novembre 2014 e dell’8 novembre 2014 (che vi consiglio comunque di leggere, così vi fate un’idea di che cosa è successo in quei giorni).
Però proviamo ugualmente, mi farò aiutare dalle foto.

Domenica 9 novembre 2014 – ultimo giorno di blogtour a Cervinia.
Dopo il lancio con il parapendio, le passeggiate, le scorpacciate, i massaggi rilassanti, il nordic walking dei giorni precedenti, arriva il momento di mettere gli sci ai piedi e, per sicurezza, i caschetti in testa.

Siamo sempre io, Valentina, Arianna e Massimo.

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Sul taxi

Sai qual è la cosa che più mi fa sorridere?
Che quella sera, su quel taxi, non facevamo altro che ripetere quanto si stava bene da soli.
Ma non per auto convincerci: ci credevamo davvero.
Probabilmente è proprio arrivati a quel punto, all’apice dello stare bene da soli, che ci si incontra e succede quella roba lì.